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COMUNICATO STAMPA TRENO VERDE

La storica campagna  il Treno Verde di Legambiente in collaborazione con Ferrovie dello Stato Italiane con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, arrivata alla sua ventottesima edizione sarà presente a Pavia in stazione nelle giornate dal 2 al 4 Marzo. Il convoglio ospita a bordo una vera e propria mostra per la formazione e la sensibilizzazione dei cittadini di tutte le età: i vagoni sono attrezzati con mostre interattive che, attraverso video, pannelli, giochi e touch screen presentano il tema dell’emergenza globale dei mutamenti climatici in un’ottica che guarda alla città smart, a partire dalle buone pratiche messe in pratica nei nostri centri urbani, nei quartieri e nelle periferie. La nuova edizione del Treno Verde parlerà del cambiamento che è già in atto nelle città e nei quartieri, restituirà un quadro delle principali buone pratiche in Italia e all’estero, dove si sta realizzando una diversa e nuova modernità: la mobilità nuova, la riqualificazione energetica ed edilizia, l’identità territoriale delle periferie, l’economia circolare, una gestione ottimale dei rifiuti, la sharing economy, il verde urbano.

Numerose sono le iniziative legate al treno:

– Attività didattiche sul treno per le scuole al mattino 

– Estesa campagna di monitoraggio ambientale sulla qualità dell’aria

– Trofeo Tartaruga (02/03) la competizione tra vari mezzi di trasporto per scoprire il modo più veloce, economico e meno inquinante per muoversi in città; parteciperà in bici il sindaco di Pavia Massimo Depaoli

-Incontro con i cittadini sui temi ambientali:

Mercoledi 2 Marzo 2016  17.30-19.00

MOBILITA’ DOLCE

Tavolo di confronto con Arch. Roberto Fusari , Davide Lazzari Assessore alla Mobilità e Trasporti del comune di Pavia e Marzio Marzorati Legambiente Lombardia sulle problematiche della mobilità Pavese. Verrà inoltre illustrato il progetto “ViaconVento” da Marzio Marzorati.

Giovedi 3 Marzo 2016  17.30 -19.00

GESTIONE PARTECIPATA DEL VERDE PUBBLICO

Incontro con i cittadini sulla gestione partecipata del verde urbano. Racconteremo le esperienze nate nei diversi quartieri di Pavia con Alice Moggi (Assessore alle Politiche Sociali e al Terzo Settore), Angelo Gualandi (Assessore all’Ecologia) del Comune di Pavia e i cittadini che ne sono protagonisti. Verrà inoltre illustrato il problema dell’uso di fitofarmaci in città.

Venerdi 4 Marzo 2016  17.30 -19.00

RACCOLTA DIFFERENZIATA

Incontro e dibattito sulla gestione dei rifiuti e la raccolta differenziata porta a porta. Coordina l’incontro Gianluigi Vecchi di Legambiente Pavia, confronto con il sindaco del Comune Pavia Massimo Depaoli , Roberto Veronesi sindaco del Comune di Torre d’Isola e Nicola Lamberti sindaco del comune di Borgarell.

Legambiente Pavia Circolo "Il Barcè"

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Utilizzo fanghi in agricoltura

COMUNICATO STAMPA

del Coordinamento dei Circoli Legambiente della provincia di Pavia

Utilizzo fanghi in agricoltura: opportunità e pericoli

LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE

Da tempo in Provincia di Pavia ad altre preoccupazioni per l’inquinamento ambientale si è aggiunta per l’opinione pubblica quella della distribuzione di fanghi nei terreni a uso agricolo.

La pratica in sé trovava motivazioni interessanti e positive in termini di arricchimento dei suoli agricoli in sostanza organica ed elementi nutritivi, ma si temono:

· carenze/inadempimenti nelle attività di controllo,

· lacune nella definizione dei criteri per effettuarli,

· possibili rischi di questa pratica in termini di contaminazione e degradazione delle risorse, in particolare del suolo,

· possibile presenza nei fanghi di sostanze inquinanti non considerate nel D.lgs. 99/92.

Nella nostra provincia poi pesa un’alta concentrazione di ditte che trattano fanghi, un’alta percentuale di fanghi distribuiti sul territorio e quanto evidenziato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che con il provvedimento n. 25302 del 3 febbraio 2015 ha sanzionato alcune ditte operanti in provincia con una multa di 4.691.208 €, per aver “posto in essere un’intesa orizzontale restrittiva della concorrenza avente ad oggetto il coordinamento del proprio comportamento competitivo in occasione della partecipazione ad un ampio numero di procedure concorsuali pubbliche per l’affidamento del servizio di smaltimento dei fanghi civili e la ripartizione dei relativi volumi a gara su un significativo arco temporale”

Su questi temi vorremmo, come Legambiente, mettere di nuovo attorno ad un tavolo (la prima volta è stata nel 2012 https://legambientepv.wordpress.com/lab-idee/fanghi-in-agricoltura/), in un convegno, addetti ai lavori, istituzioni, rappresentanti Arpa/ASL, associazioni, comitati e cittadini per approfondire l’argomento.

L’appuntamento è previsto per fine gennaio inizio febbraio.

Come associazione, infatti, crediamo che oltre ad alcune necessarie modifiche normative, parte dei problemi potrebbero essere risolti con una concertazione seria e scientifica che veda attraverso un’adeguata “trasparenza” l’impegno delle Istituzioni (Regione, Provincia e Comuni), delle Società che producono fanghi, delle Associazioni Agricole e degli Enti di Controllo (Arpa e ASL), accompagnato da un’adeguata partecipazione dei cittadini.

Info Renato Bertoglio 3351024674

Scheda tecnica con le proposte della Legambiente

Avanziamo come Legambiente alcune proposte che a nostro avviso potrebbero avere ripercussioni positive e risolvere in gran parte i problemi che preoccupano i cittadini.

1 – SICUREZZA, specie dei fanghi di depurazione

In Lombardia la delibera 2031/14 disciplina l’utilizzo dei fanghi in agricoltura in ottemperanza alle normative nazionali ed europee.

In tale delibera sono indicate le tipologie di prodotti e rifiuti (Codici CER) ammessi al trattamento per il successivo utilizzo in agricoltura, oltre ai parametri e valori per:

· ritenere ammissibili in accettazione fanghi/prodotti/rifiuti;

· ritenere i fanghi idonei all’utilizzo in agricoltura;

· ritenere i terreni idonei allo spandimento dei fanghi

PER UNA MAGGIORE SICUREZZA SULLA COMPOSIZIONE DEI FANGHI, LEGAMBIENTE PROPONE DI ELIMINARE ALCUNI CODICI CER ad esempio:

1. CER 07 – Rifiuti dei processi chimici organici;

2. CER 10 – Rifiuti prodotti da processi termici;

ma anche i Fanghi cosiddetti gessi, particolare tipologia trattata di fanghi che crea diffusi problemi di disagio olfattivo

2 – BUONE PRATICHE AGRICOLE per gli spandimenti dei fanghi sui terreni

Parte dei disagi, specie legati all’inquinamento olfattivo, sono causati da pratiche di spandimento non rigorose e non orientate da buone pratiche agricole.

PER RIDURRE I DISAGI, SPECIE LEGATI ALL’INQUINAMENTO OLFATTIVO, PROPONIAMO LA RIGOROSA APPLICAZIONE, DA PARTE DI TUTTI I SOGGETTI CHE SPANDONO FANGHI NEI TERRENI, DEI PROTOCOLLI DI SPANDIMENTO CONTENUTI NELL’ACCORDO del 2012 tra ditte e Provincia

3- MAGGIORI CONTROLLI, sia sui fanghi che sui terreni

Uno degli aspetti che più preoccupano i cittadini sono l’esiguo numero di controlli sui fanghi che vengono sparsi, sui terreni oggetto di spandimenti e infine sugli effetti di potenziale accumulo d’inquinanti nei terreni oggetto di spandimenti. E’ quindi necessario aumentare il numero di controlli e prevedere campagne di analisi sui terreni per verificarne le condizioni attraverso una mappatura digitalizzata, informatizzata e resa pubblica attraverso il sito della Provincia di Pavia.

LEGAMBIENTE Chiede quindi:

· Che le norme regionali prevedano, a carico delle ditte produttrici, una quota dei costi per effettuarei controlli necessari;

· Che si sviluppi un’adeguata ricerca con Ispra per individuare i codici CER che possano causare problemi di inquinamento/accumulo e gli elementi che non presenti nelle attuali norme vanno ricercati nelle analisi da effettuare

· CHE LE SOCIETA’ CHE PRODUCONO FANGHI, in attesa delle norme richieste, DESTININO da subito FONDI AGLI ENTI PREPOSTI PER INTENSIFICARE CONTROLLI “Indipendenti” Su FANGHI E TERRENI;

· PREVEDERE UN AGGIORNAMENTO della ricerca del 2004 SULLA QUALITA’ DEI TERRENI DELLA PROVINCIA DI PAVIA PRESTANDO PARTICOLARE ATTENZIONE AI POTENZIALI FENOMENI DI ACCUMULO D’INQUINANTI NEI TERRENI;

· PREVEDERE UNA INTERRUZIONE DELL’UTILIZZO DEI FANGHI SU UNO STESSO TERRENO DOPO IL SUO UTILIZZO PER UN CERTO NUMERO DI ANNI;

· PREVEDERE SANZIONI PER PRATICHE DI SPAndIMENTO NON CORRETTE;

· STOP AD AMPLIAMENTI O NUOVI IMPIANTI DI PRODUZIONE DI FANGHI IN PROVINCIA e criteri più adeguati per distanze da centri abitati e rete ecologica.

· individuare nell’aggiornamento delle norme opportune ed adeguate forme di partecipazione di associazioni, comitati e cittadini ai processi di controllo e verifica delle attività.

DDL ECOREATI: OK COMMISSIONE SENATO

Ecoreati, la legge a pochi passi dalla meta

Stefano Ciafani Vicepresidente Legambiente

L’iter della legge che introduce i reati ambientali nel Codice penale fa un altro importante passo in avanti. Le commissioni riunite Ambiente e Giustizia del Senato hanno finalmente licenziato il testo, modificando quello già approvato alla Camera ormai un anno fa. Ora la parola passa all’Aula di Palazzo Madama e l’auspicio è che l’esame del provvedimento sia calendarizzato al più presto dalla conferenza dei capigruppo e dalla presidenza del Senato, subito dopo l’elezione del Presidente della Repubblica.

Il testo frutto del lavoro delle commissioni nelle ultime settimane ha accolto molte delle proposte emendative presentate da Legambiente. Proporremo ancora alcuni aggiustamenti ai senatori, nella consapevolezza che già con questa formulazione avremmo finalmente nel nostro ordinamento quattro nuovi delitti ambientali nel Codice penale, in grado di scongiurare i casi di impunità che hanno purtroppo funestato la cronaca giudiziaria degli ultimi decenni.

Per citare solo alcuni dei progressi fatti, rileviamo che il testo non subordina, come faceva invece quello approvato alla Camera, la contestazione dei reati di inquinamento e di disastro ambientale alla “violazione di specifiche disposizioni legislative” (locuzione ora sostituita con la formula più corretta di “abusivamente”). Altra importante modifica apportata riguarda la possibilità di contestare il cosiddetto delitto di “disastro innominato” per i procedimenti giudiziari in corso.

Tra le ulteriori migliorie che proponiamo invece ai senatori, una riguarda la necessità, per contestare l’inquinamento ambientale, di accertare la compromissione o il deterioramento «durevoli dello stato preesistente», formulazione a nostro avviso passibile di interpretazioni che rischiano di svilire la portata sanzionatoria. La riflessione, poi, va estesa anche ad una eccessiva estensione della non punibilità per i reati colposi per chi mette in campo operazioni di risanamento e bonifica e anche ai tempi di prescrizione, già ampliati rispetto alla situazione attuale ma sui quali si può fare ancora un passo in avanti.

Assieme alle tante sigle che hanno sottoscritto l’appello di Legambiente e Libera, vigileremo per evitare tentativi di stravolgimento del testo in Aula e per chiedere al Senato di concordare le (poche) modifiche da apportare con i gruppi parlamentari della Camera, in modo che l’ulteriore passaggio a Montecitorio sia quello definitivo. Alla Montecitorio si dovrà prevedere anche la sede deliberante in Commissione per accorciare i tempi, evitando il passaggio in Aula.

Siamo all’ultimo chilometro di una estenuante maratona iniziata più di vent’anni fa con la presentazione del primo Rapporto Ecomafia di Legambiente. Per arrivare al traguardo velocemente chiediamo alle cittadine e ai cittadini di continuare a far sentire il fiato sul collo alle istituzioni sottoscrivendo l’appello “In nome del popolo inquinato” su www.change.org/legambiente-ecoreati.

Roma, 28 gennaio 2015

Ambiente: via libera da commissioni Senato a ddl ecoreati.
Legambiente: “Importante passo in avanti. Presidente del Senato e conferenza dei capigruppo calendarizzino al più presto il testo in Aula per la sua approvazione, prima dell’ultimo voto alla Camera”

“Dopo un anno di attesa finalmente è arrivato il via libera delle commissioni Ambiente e Giustizia del Senato sul disegno di legge sui reati ambientali. Il provvedimento licenziato è stato migliorato rispetto a quello approvato dalla Camera il 26 febbraio 2014, apportando diverse modifiche proposte dalla nostra associazione per renderlo ancor più incisivo. Proporremo ancora alcuni aggiustamenti in Aula ai senatori, ma siamo consapevoli che già con questa formulazione avremmo finalmente nel nostro ordinamento quattro nuovi delitti ambientali nel codice penale in grado di scongiurare i casi di impunità che hanno purtroppo funestato la cronaca giudiziaria degli ultimi decenni. Ora si proceda con urgenza alla sua approvazione a Palazzo Madama e per questo chiediamo al Presidente del Senato e alla conferenza dei capigruppo di calendarizzare in aula il testo, subito dopo l’elezione del Presidente della Repubblica. Il Paese non può più attendere” dichiara Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente.

Legambiente, insieme a Libera e alle altre 23 associazioni che hanno sottoscritto l’appello “In nome del popolo inquinato”, continuerà a vigilare per evitare stravolgimenti del testo in Aula e per chiedere al Senato di concordare le poche modifiche da apportare con i gruppi parlamentari della Camera, in modo che l’ulteriore passaggio a Montecitorio sia quello definitivo. Alla Camera si dovrà prevedere anche la sede deliberante in Commissione per accorciare i tempi, evitando il passaggio in Aula.

Legambiente ricorda che ad oggi i delitti contro l’ambiente restano, di fatto, impuniti e chi inquina non paga per la mancanza nell’ordinamento italiano di una fattispecie di reato ad hoc. “Con l’inserimento nel codice penale dei delitti ambientali, in primis quelli di inquinamento e disastro, – aggiunge la Muroni – sarà possibile aiutare magistratura e forze dell’ordine ad assicurare alla giustizia i colpevoli ed evitare che nel nostro Paese si ripetano altri disastri e crimini ambientali com’è già successo nella Terra dei fuochi, nella Valle del Sacco, a Taranto, a Porto Marghera, a Bussi, a Casale Monferrato. E che non vi siano più casi di “giustizia negata”.

L’appello “In nome del popolo inquinato” si può sottoscrivere al seguente link: http://www.change.org/legambiente-ecoreati.

L’ufficio Stampa di Legambiente: 0686268353-76-99

Rifiuti in provincia di Pavia – PIU’ RACCOLTA DIFFERENZIATA E MENO INCENERITORI

Legambiente scrive alle Istituzioni e avanza una proposta

Siamo a un momento decisivo; la Provincia di Pavia, ultima provincia lombarda in tema di raccolta differenziata e prima per inceneritori attivi, deve redarre il nuovo Piano Rifiuti Provinciale.

Per Legambiente è l’occasione per recuperare il tempo sprecato e portare la Provincia di Pavia a livelli di modernità e di rispetto delle normative, regionali, nazionali ed europee.

Il modello che si deve affermare anche nel nostro territorio deve prevedere: Differenziata Spinta, Riciclaggio/Recupero dei materiali raccolti separatamente, BASTA discariche, avvio di un processo di GRADUALE DISMISSIONE degli inceneritorie loro sostituzioni con nuovi impianti innovativi (impianti TMB – trattamenti meccanici -biologici quali le fabbriche /officine dei materiali, produzione di CSS (combustibile solido secondario) e impianti di recupero dell’organico tramite compostaggio e7o processi di digestione anaerobica con recupero di energia dal biogas o produzione di biometano per autotrazione.

Noi contiamo molto che il Nuovo Piano Rifiuti Provinciale apra una fase nuova e diventi uno strumento molto “concreto” e “partecipato” con i Sindaci dei Comuni, le aziende e i cittadini.

Intanto Legambiente ha scritto alle Istituzioni, Regione, Provincia e Comuni sede di inceneritori, chiedendo di attivare, così come già attuato con l’inceneritore di Cremona, un Tavolo Tecnico, presenti Regione, Provincia, Comuni di Parona e Corteolona, Arpa Lombardia e ASL Pavia, per esaminare la situazione in tema Rifiuti nel nostro territorio e valutare le possibili alternative agli inceneritori.

Nessuna azione di penalizzazzione delle aziende ma una richiesta di sostituire gli inceneritori con nuovi impianti più moderni, innovativi e meno inquinanti.

In allegato la lettera di Legambiente alle Istituzioni e la Delibera Regionale di Istituzione del Tavolo Tecnico per l’inceneritore di Cremona

LEGAMBIENTE PROVINCIA DI PAVIA Gianluigi Vecchi
LEGAMBIENTE PAVESE Renato Bertoglio
LEGAMBIENTE LOMELLINA Gianfranco Bernardinello

Info: gianluigi vecchi 348 8231528

__._,_.___

INCONTRO PUBBLICO SUL NUOVO PIANO RIFIUTI

E’ un incontro organizzato dal Partito Democratico ma mi  hanno chiesto un intervento come Legambiente; la tematica è importantissima e un po’ tutti i circoli di Legambiente, nei prossimi mesi e per  molti mesi, saranno impegnati su questo fronte.

Sul nostro sito provinciale https://legambientepv.wordpress.com/  e A QUESTO LINK trovate il Nuovo Piano Regionale Rifiuti; trovate la delibera 1990,  i due capitoli su Gestione Rifiuti e Bonifiche e infine trovate Il Rapporto Ambientale Sintesi non Tecnica.  Trovate anche tutta la documentazione precedente che ha portato alla definizione del Piano

http://www.reti.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=Redazionale_P&childpagename=DG_Reti%2FDetail&cid=1213595689750&packedargs=NoSlotForSitePlan%3Dtrue%26menu-to-render%3D1213595977411&pagename=DG_RSSWrapper

 

importante anche http://www.cartografia.regione.lombardia.it/sivas/jsp/procedimenti/schedaProcedimento.jsf?idPiano=37661&idTipoProcedimento=1#

 

INCONTRO PUBBLICO

LA REGIONE APPROVA IL NUOVO PIANO RIFIUTI

Per la Provincia di Pavia più Raccolta Differenziata e meno Impianti Inquinanti

La Regione Lombardia ha approvato il Nuovo Programma di Gestione dei Rifiuti; pianifica i Rifiuti Urbani ma da indirizzi anche sui Rifiuti Speciali pericolosi e non pericolosi. Ora la Provincia di Pavia dovrà predisporre il Nuovo Piano Rifiuti recuperando i grandi ritardi sulla Raccolta Differenziata e prevedendo un programma graduale di dismissione degli impianti più vecchi e più inquinanti.

 

Ne parlano con Amministratori, Associazioni e Comitati, Cittadini

GIUSEPPE VILLANI Consigliere regionale

ALBERTO LASAGNA  Segretario Provinciale

GIANLUIGI VECCHI Legambiente Provincia di Pavia 

L’incontro si terrà

Venerdi’ 18 luglio alle ore 21

CAVA MANARA

AREA FESTA DI via Costa

DOSSIER LEGAMBIENTE – Le bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?

28 Gen 2014 – DOSSIER LEGAMBIENTE

Le bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà? Ieri è stato presentato il Dossier sulle Bonifiche; vi è un aggiornamento importante sulla bonifica del sito di interesse nazionale della ex Fibronit di Broni.
Centomila ettari di territorio avvelenato da rifiuti industriali di ogni tipo.
Cinquantasette siti di interesse nazionale da bonificare individuati negli ultimi 15 anni, poi ridotti a trentanove. Caratterizzazioni e analisi effettuate in modo a volte esagerato e inefficace, progetti di risanamento che tardano ad arrivare e bonifiche completate praticamente assenti, a parte qualche piccolissima eccezione. Il Ministero dell’ambiente arranca nel gestire decine di conferenze dei servizi in parallelo per valutare i progetti e i responsabili dell’inquinamento, pubblici e privati, ne approfittano per spalmare su più anni gli investimenti sulle bonifiche. Nel frattempo sono sempre più numerose le inchieste della magistratura sulle false bonifiche e sui traffici illegali dei rifiuti derivanti dalle attività di risanamento che troppo spesso vengono spostati da una parte all’altra del Paese.
Ed è sempre più concreto il rischio di infiltrazione delle ecomafie nel business del risanamento ambientale. Insomma una situazione davvero imbarazzante che torniamo a denunciare a quasi nove anni di distanza da “La chimera delle bonifiche”, il precedente dossier di Legambiente su questo tema che forniva un quadro non troppo distante da quello che emerge da questo nuovo rapporto.

Leggi il dossier completo.

Dossier sugli inceneritori lombardi

Milano, 21 novembre 2013 Comunicato stampa
In allegato il dossier “Inceneritori in Lombardia: quanto basta?

Settimana europea per la riduzione dei rifiuti

Legambiente presenta il dossier sugli inceneritori lombardi

Cresce la raccolta differenziata, crollano i rifiuti e non è solo colpa della crisi

Ancora troppi impianti inquinanti in Pianura Padana, da Legambiente Lombardia una ricetta drastica per gli inceneritori: decommissioning

Produzione di rifiuti in calo. In soli due anni, nonostante la crescita di popolazione, la Lombardia ha assistito a un crollo di ben l’8% nella produzione complessiva di rifiuti, mentre il dato pro-capite segna un arretramento di 13 anni: un cittadino lombardo medio nel 2012 ha prodotto 475 kg di rifiuti, come nel 1999. Ma fino alla metà dello scorso decennio la crescita dei rifiuti sembrava un fenomeno inarrestabile (nel 2006 la produzione pro capite era arrivata a 520 kg all’anno). E non è tutta colpa della crisi, come non c’entra nulla con la crisi la crescita, questa sì ininterrotta, delle raccolte differenziate. Questi sono alcuni dei dati contenuti nel dossier di Legambiente sugli inceneritori lombardi presentato durante la Settimana Europea per la riduzione dei Rifiuti.

Sulla raccolta differenziata la Lombardia non è più, come in passato, la prima della classe, ma comunque a partire dal 2011 nell’intera regione i rifiuti raccolti per via differenziata hanno sopravanzato quelli del ‘sacco nero’ (51,5% il dato di raccolta differenziata nel 2012), per di più con gli ampi margini di miglioramento che dovrebbero portare, secondo il Programma Gestione Rifiuti di imminente ratifica da parte del Consiglio Regionale lombardo, a raggiungere il 67% di raccolte differenziate da qui al 2020. Ci sono anche queste buone notizie all’origine della crisi che affligge le imprese che si occupano di incenerimento rifiuti, che incontrano crescenti difficoltà ad approvvigionare i loro impianti con adeguati quantitativi di materiali di scarto. E che per questo si rivolgono al mercato, per intercettare, anche in questo caso con fatiche crescenti, oltre ai rifiuti urbani, anche i rifiuti speciali e gli scarti delle lavorazioni industriali. La Lombardia è da tempo la patria dell’incenerimento, con 13 inceneritori in grado di trasformare oltre 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti in ceneri, scorie e fumi. Una scelta industriale, quella di votarsi all’incenerimento, che è figlia delle crisi dei rifiuti verificatesi a inizio anni ’90, a cui si è risposto sposando una strategia di abbandono della discarica come destino finale dei rifiuti (obiettivo, oggi, sostanzialmente raggiunto: solo quote marginali di rifiuti lombardi vengono conferiti in discarica), puntando su raccolta differenziata e inceneritori.

“L’incenerimento è intrinsecamente inefficiente – dichiara Damiano Di Simine, presidente Legambiente Lombardia – perché non consente di recuperare le materie prime di cui i rifiuti sono composti, ma ha ben svolto la funzione di tecnologia di transizione, per passare dalla cultura della discarica alla società del riciclaggio, auspicata da tutti i documenti di strategie ambientali dell’UE. Adesso è arrivato il momento di chiudere quella lunga transizione, avviando la rottamazione definitiva degli inceneritori, a partire dagli impianti più vetusti e con peggiori prestazioni ambientali, e aiutando le imprese del settore ad avviare la riconversione tecnologica per affrontare la lavorazione dei materiali derivanti da raccolte differenziate ed estraibili anche dal rifiuto residuo”.

Su questo aspetto – è la critica di Legambiente al Programma regionale sui rifiuti di imminente pubblicazione – la Giunta Regionale è stata troppo timida: da un lato nel Programma si ‘tocca con mano’ la condizione di crescente sovracapacità impiantistica dell’incenerimento, e dall’altro non si va oltre la moratoria alla realizzazione di nuovi inceneritori per RSU. Ma il tema non è più quello di non far aumentare gli inceneritori, ma più propriamente di accompagnarne la progressiva dismissione, indicando criteri e scadenze che non lascino spazio a dubbio e interpretazioni per gli operatori del settore.

Quello che serve da subito, secondo Legambiente, è una ricognizione delle scadenze autorizzative e delle prestazioni tecnologiche e ambientali degli impianti in attività, indicando criteri e priorità alla luce dei quali gli impianti prossimi a scadenza, specie se inquinanti, non investano un soldo in interventi di ristrutturazione (revamping), ma – più semplicemente – cessino l’attività e vengano smantellati, liberando i sedimi industriali per far spazio a nuovi impianti di trattamento (‘fabbriche dei materiali’). Nel dossier di Legambiente: “Inceneritori in Lombardia: quanto basta?”, si evidenzia che la chiusura di soli quattro inceneritori tra quelli con prestazioni più mediocri (Parona, Desio, Busto Arsizio e Cremona) permetterebbe non solo di ridurre di oltre un quinto la potenzialità impiantistica, ma anche di abbattere le emissioni atmosferiche prodotte dal parco inceneritori lombardi: del 49% per quanto riguarda le polveri, del 34% per gli ossidi d’azoto, e addirittura del 51% per le diossine.

“Siamo consapevoli che ci vuole una buona dose di coraggio per dire che, signori, si chiude – insiste Di Simine – Ma molto meglio farlo ora, con imprese in condizioni di attuare nuovi investimenti in conversione tecnologica e differenziazione produttiva, piuttosto che lasciare che la situazione peggiori per logoramento e crescente indebitamento e che, alla fine, a chiudere non siano singoli impianti, ma intere aziende”.